Il trenino giocattolo si può trovare in alcuni testi per bambini, uno dei racconti principali è "La freccia azzurra", scritto da Gianni Rodari nel 1964.
Narra la storia di Francesco, un bambino povero, che desidera un trenino elettrico esposto in un negozio: la freccia azzurra.
Nel capitolo "La freccia azzurra" pg 18-35 viene introdotto il trenino :
Continua poi con il capitolo "La storia di Francesco" pg 217-247 in cui viene raccontata la storia del bambino:
Nel capitolo "La freccia azzurra" pg 18-35 viene introdotto il trenino :
[...]
Davvero la Befana non
sembrava mai stanca. Vecchia
com'era, saltellava su per i gradini a
tempo di ballo, come se avesse una
molla sotto i tacchi, e intanto non
cessava di fare i conti.
— Questi pellerossa mi
frutteranno duecento lire l'uno, anzi
forse trecento. I pellerossa vanno
tanto di moda, adesso. Questo treno
è una meraviglia. Lo battezzerò la
Freccia Azzurra, e voglio ritirarmi
dal commercio se fin da domani non
verranno i bambini a mangiarselo
con gli occhi.La Freccia Azzurra era
veramente uno splendido treno, con
un fascio di rotaie che a stenderle
tutte avrebbero fatto il giro della
piazza, con due passaggi a livello, la
cabina per i manovratori, una
stazione col capostazione principale,
un macchinista e un capotreno con
gli occhiali. A starsene tanti mesi
sepolto in magazzino, il treno
elettrico si era ricoperto di polvere,
ma la Befana, con uno straccio, lo
ripulì a nuovo, facendo splendere la
sua vernice, azzurra come l'acqua di
un laghetto alpino. Tutto il treno era
verniciato di azzurro, compresi il
Capostazione, il Capotreno e il
Macchinista.
[...]
Continua poi con il capitolo "La storia di Francesco" pg 217-247 in cui viene raccontata la storia del bambino:
[...]
Quando aveva terminato di
vendere i giornali Francesco, prima
di tornare a casa, correva a dare
un'occhiata al trenino elettrico
esposto nella vetrina della Befana.
Avrebbe tanto desiderato di
possederlo, ma doveva portare a
casa tutti i suoi guadagni, fino
all'ultimo centesimo.
[...]
Un altro testo in cui vi è la presenza del trenino giocattolo è una poesia, sempre per bambini, di Francesco Bove, Milano 13 Novembre 2006.
Il treninoCaro Dario, mio bambino,
10 anni hai già compiuto,
forte sei cresciuto
e non giochi più col trenino!
L’aquilone hai abbandonato,
con le auto non hai più giocato:
per te ora esiste l’MP3 ed è normale
l’uso del computer e della digitale!
Il mio gioco pare troglodita
quando in gioventù, per svago,
armeggiando con lo spago
intrecciavo le dita;
la macchina da scrivere
era un lusso da vedere
e la calcolatrice
era dei numeri fattrice.
Ora, figlio mio, nel futuro
sei proiettato,
verso lo spazio lanciato
e tu farai fortuna, son sicuro!
La tua mente verso l’ignoto è portata;
l’ingegneria per te è una passeggiata;
la matematica è un cruciverba
che sorprese non riserva.
Una cosa devi limare
del tuo essere solare:
più furbo ti devi fare
e le scemenze lasciale stare!
Una cosa al momento
ti posso raccomandare
con tutto il mio sentimento:
non smettere di giocare!
E’ ancora presto per pensare
alle cose serie anche tu
o a quello che la vita ti può dare:
passa in serenità la gioventù!
Sali ancora sul tuo trenino;
resta ancora bambino
perché quando salirai sul treno
avrai una vita senza freno!

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